Giacomo Puccini - Un nuovo approccio


Alla ricerca di una poetica pucciniana

Un’ intervista con l’esperto e l’autore dott. Michele Bianchi



L’attualità e la notorietà di Giacomo Puccini non sono infrante; al contrario dall’ anno della sua morte avvenuta nell’ anno 1924, ormai quasi centenaria, le sue opere sono messe in scena in tutto il mondo destando un interesse sempre più diffuso, crescente, profondo.


Come tanti altri grandissimi compositori Puccini artisticamente si muove al di sopra di qualsiasi


tempo e ideologia. Dunque il nostro quesito è il seguente: come l’ opera di Giacomo Puccini può suscitare un tale entusiasmo? Da che cosa è dato il fascino vivido e l’ importanza inesauribile di questo grande compositore lucchese?


Dottore Michele Bianchi è un grande esperto di Puccini. Si è occupato per tutta la vita della sua opera. Tutti i libri e articoli che ha scritto, tutte le sue partecipazioni in parecchi convegni prestano testimonianza delle sue ricerche e delle sue conoscenze profonde.




Hortus-deliciarum (H-D):

Grazie dottore Bianchi di accettare l’invito. Per tutta la sua vita lei ha mostrato profondo interesse, fervida passione per la musica di Giacomo Puccini. Quando e come è iniziato tutto questo nel corso della sua vita?

Dottor Michele Bianchi (DMB):

Quando mia mamma mi aspettava, ascoltava una bellissima Madama Butterfly in disco, con protagonista Renata Tebaldi.

Vi sono teorie che il feto assorba e memorizzi quanto accade all’esterno. Sarà un caso, ma quando, quattordicenne, ascoltai con attenzione tutta l’opera, ebbi l’impressione di conoscerla già, e molto bene.

Vero anche che mia mamma, appassionatissima di opera lirica, la canticchiava spesso, e questo mi ha senz’altro favorito. Ho scoperto in seguto quanto quest’opera melodicissima e dolcissima nasconda a mio parere un progetto sotterraneo lucidissimo ed estremamente intrigante che non appare ad un’analisi superficiale. Questa possibilità di diversi livelli di lettura delle sue opere anche a livello psicanalitico ne accresce la grandezza e contribuisce a spiegare il loro imperituro successo anche a distanza di oltre 100 anni.

H-D:

Dal punto di vista di un esperto, come lei può spiegare l’importanza, la modernità perpetua, il fascino, tutto il fenomeno di Puccini nel nostro tempo a ottant’ anni dalla sua morte? Che cosa lo rende così particolare?

DMB:

Puccini è senz’altro moderno. Ma mai moderno quanto altri: Debussy, Stravinsky e Schönberg hanno un linguaggio musicale senz’altro più avanzato. Se si sceglie questa strada, Puccini ne esce sempre perdente e figura inferiore.

La peculiarità di Puccini è di aver usato il grimaldello della melodia, coadiuvata alla perfezione da tutto l’armamentario a disposizione di un musicista che aveva studiato accademicamente ad alti livelli per ben 19 anni, così da cucire abiti perfetti per i testi teatrali che lui stesso congegnava.

Più che nella modernità, la sua grandezza risiede nell‘essere un drammaturgo terribilmente intelligente ed artista nel profondo.

H-D:

Protagonisti del calibro di Salieri, Rossini, Bellini, Verdi, Catalani e tanti altri compositori - rappresentano la culla dell’opera. In questa lunga tradizione dove lei colloca Giacomo Puccini? E se si, in quale tradizione possiamo classificarlo?

DMB:

Come Bach, mutatis mutandis, Puccini sintetizza mirabilmente diverse tradizioni operistiche: quella italiana rappresentata innanzitutto da Verdi, ma anche dai predecessori (Bellini in particolare); quella francese, rappresentata da Bizet, Massenet e Debussy; e quella tedesca, rappresentata dall’amatissimo Richard Wagner, l’unico di fronte al quale nutrirà sempre timore reverenziale. Questa è un’altra delle sue straordinarietà mai rilevata in sede critica.



H-D:

Una domanda semplice: nella grande opera di Puccini, lei ha, come esperto, un favorito? E perché?

DMB:

Le opere di Puccini sono tutte formidabili, proprio per saper essere organismi perfettamente tailor made. Anche opere discusse come ad esempio La fanciulla del West e La rondine devono tener conto della trama, del testo e della loro realizzazione teatrale. Tutto è perfettamente adattato senza clichè o schemi precostituiti.

Se d’istinto devo scegliere, ammetto di amare particolarmente Il tabarro, dove Puccini trasfonde il suo dramma personale vissuto per una vecchaia incipiente ed assolutamente rigettata. E‘ un’opera terribilmente meravigliosa.

Ma anche Suor Angelica mi risulta un’opera dalla potenza sconvolgente, purtroppo incompresa dalla critica e perlopiù rovinata da registi supponenti ed ignoranti.


H-D:

Nel suo libro La poetica di Giacomo Puccini lei ha scelto un nuovo approccio che mi sembra abbastanza spettacolare nella critica di Puccini. Di che cosa si tratta? E come lei ha affrontato questa nuova tematica? Che tipo di materiale ha ricercato?

DMB:

Un mio amico molto dotto e sicuramente colto mi chiese come mai avessi affrontato un compositore di cui si pensa di saper tutto (ed invece non sappiamo che molto poco). Io risposi che avevo tentato di sondare il suo pensiero. Lui mi rispose ironico: «Ah! Perché Puccini ha anche un pensiero???».

Dopo vent’anni, le cose non è che siano cambiate molto. Si accenna talvolta alla poetica e alla drammaturgia pucciniana, ma la comprensione del personaggio nel suo insieme è ancora tutta da venire.

Si deve riscrivere completamente la psicologia di un personaggio che si divertiva a depistare i suoi interlocutori, ed analizzare a livello stilistico il suo lavoro, in modo da far emergere con evidenza le specificità artistiche dei suoi lavori. La critica si perde troppo spesso in analisi microscopiche, mentre manca un quadro generale chiaro e onnicomprensivo.

Dalle sue lettere e dai libretti da lui congegnati risulta un artista dotato di notevole cultura non solo musicale e teatrale, ma ancor più di un’intelligenza eccezionale e lucidissima baciata dal dono della sintesi, e di una ipersensibilità che lui cercava di schermare con la sigaretta, il sigaro, la caccia, le donne ed atteggiamenti goliardici che oscuravano la sua ossessione per la creazione teatrale e le sue nevrosi (in particolare, quella legata al terrore per l’invecchiare).

H-D:

Secondo le sue ricerche Puccini non ha espresso il suo concetto d’arte in forma sistematica; tuttavia aveva una vista coerente, un modo organico di pensare. Infatti le sue ricerche danno l’impressione che Puccini era un artista intellettualmente concreto. E giusto?

DMB:

Giustissimo! La sua ricetta era semplice: commuovere e far piangere in virtù di una potenza melodica ricercata e mai banale che si estendeva anche all’orchestra.

Questo, in un momento storico in cui il canto veniva piegato al parlato. Le ultime due opere di Verdi vanno in questa direzione. Debussy prosegue, sino a che si giunge addirittura allo Sprechgesang di Schönberg.

Puccini va dunque assolutamente controcorrente, risultando addirittura un conservatore, più che un moderno.

La sua forza erano però i suoi convincimenti inossidabili, sicuri di colpire l’animo umano non con procedimenti anticonvenzionali o lambiccati, ma con l’originalità della sua nuvola melodica.

H-D:

Dunque secondo le ricerche da lei effettuate si evince chiaramente il modo di pensare e lavorare di Puccini. Quali sono i punti salienti della poetica pucciniana?

DMB:

In virtù della sincerità, ossia della sua onestà intellettuale nell’affrontare un argomento, egli voleva inchiodare il pubblico alla sedia. Egli intendeva parlare a tutti, mentre l’avanguardia coeva riteneva ciò inessenziale ed addirittura controproducente. Ricordo che Schönberg sentenziò: «Se è arte, non è per tutti».

Per Puccini, la ‘poesia’ da lui ricercata era la quotidianità che vorremo vivere per calore umano e slanci affettivi difficilmente riscontrabili nell’esistenza effettiva. In particolare, innocenti fantasie che ruotano intorno all’amore di personaggi umili che la grande storia non ricorda.

La miscela di poesia e melodia doveva portare alla commozione e persino alle lacrime. Puccini era convinto che con questo procedimento avrebbe affascinato nei secoli. Non aveva torto.

H-D:

Come si può spiegare una forma di assenteismo nell ricercare indizi sulla coerente poetica puccinina prima di lei?

DMB:

Puccini è tutt’ora ritenuto un melodista dotato da madre natura di grande talento, ma di una profondità intellettiva inferiore a quella sbandierata dalla critica, dalla regia ed anche dai direttori d’orchestra.

La tendenza sarebbe quella di correggere Puccini, invece di comprendere le sue ragioni musical-teatrali.

La sua semplicità di pensiero, che si riflette anche in una scrittura musicale disarmante nella sua essenzialità ed efficacia, risulta insondabile da chi si atteggia a finemente smaliziato. L’albero della conoscenza colpisce ancora la povertà di spirito, producendo guasti ridicoli, ma artisticamente irreparabili.

H-D:

A proposito della ricerca su Puccini al giorno d’oggi ci sono vari fulcri, foci, punti chiavi, o no?

DMB:

Il musicologo che più si è avvicinato ad una visione complessva di Puccini uomo e artista è a mio parere Mosco Carner, con la sua fondamentale biografia critica di uscita nientemeno che nel 1958.

E‘ un lavoro di rara intelligenza e competenza. Aver individuato in Puccini una nevrosi latente ma imperante è tutt’ora da approfondire. L’ossessione per la figura materna intravista da Carner deve, se non sostituita, essere affiancata da quella per la sua creazione, per la sua virilità, e dunque per il terrore di invecchiare.

H-D:

Un’ ultima domanda, dottore. Oggi Puccini è una figura onnipresente a Lucca, mi sembra più presente dello stesso Geminiani, l’altro grande maestro lucchese. Ma non era sempre così. Il rapporto di Puccini con la città era piuttosto conflittuale. Perché era così?



DMB:

Al di là della sua apparente bonomìa, Puccini fu un personaggio complesso ed enigmatico. Non era facile andare d’accordo con lui ed anche gli amici più cari ebbero modo di scontrarsi con lui, per riappacificarsi anche dopo anni.

Aver intrapreso nel 1885 una relazione con una donna già sposata in una città ‘dalle cento chiese’ ed averne avuto un figlio l’anno successivo, non poteva non creare dissidi che effettivamente perdurarono per tutta la sua vita.

Ma Puccini rimane intimamente lucchese nel profondo. La raffinatezza dell’uomo e dell’artista, la concretezza di pensiero e di azione, la sinteticità, il riserbo, la parsimoniosità, il non ostentare le sue enormi ricchezze, l’inclinazione ad aiutare il prossimo, la religiosità (celata ma assolutamente evidente a chi la voglia vedere), sono tutti tratti tipici del lucchese.



H-D:

Grazie infinite dottore Bianchi per la sua grande collaborazione e per le impagabili informazioni da lei ricevute.

H.M.S - Merlin 03/01/2022

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